Sbagliare, fare un pasticcio, commettere errori, combinare piccoli o grandi disastri. Capita a tutti, e più di una volta.
Solo che con i bambini a volte si tende ad avere un atteggiamento che fatica a perdonare l'errore.
"Guarda cos'hai combinato!"
"Te l'avevo detto che non dovevi fare così!"
"E adesso come facciamo a sistemare questo disastro?"
Sono frasi che purtroppo i bambini si sentono ripetere spesso.
Se da una parte sono d'accordo sull'importanza di insegnare ai bambini a comportarsi bene, a non rompere le cose, a fare tutto per bene, dall'altra credo che sbagliare sia un sacrosanto diritto. Soprattutto da parte di una creaturina che mette un incredibile impegno in quello che fa, e che sta ancora imparando a capire, a muoversi nel mondo.
E' quindi giusto accompagnare il bambino affinchè impari il più possibile, ed è giusto far notare a un bambino le conseguenze delle sue azioni, così che possa imparare che ogni gesto, ogni parola ha dei risvolti, non sempre piacevoli.
Ma da questo, a colpevolizzare un bambino perchè sbaglia, e fargli pesare i suoi errori, ne passa.
I casi sono due: o un bambino NON SAPEVA che fare una determinata azione era sbagliato, oppure lo sapeva.
Se non lo sapeva, che senso ha arrabbiarsi? E' colpa dell'adulto che ha lasciato senza supervisione il bambino in una situazione a lui sconosciuta. Mancanza di responsibilità dell'adulto. Il bambino, non conoscendo le conseguenze del suo comportamento, non ha colpe. Tutto quello che lui vede è un adulto che si arrabbia con lui SENZA CHE LUI NE CAPISCA IL MOTIVO. SENZA CAPIRE COSA HA FATTO DI TANTO BRUTTO DA MERITARSI QUEL COMPORTAMENTO.
La gravità di far provare tale stato d'animo al bimbo deriva da sè.
Quello da fare è invece SPIEGARE al bambino cosa ha fatto, e cosa ha prodotto la sua azione. Il bambino capirà.
Se lo sapeva, bisogna fargli notare che un errore, una volta, si può commettere. Quello che va valutato non è tanto il fatto in sè, ma l'intenzione che ci sta dietro.
Immaginiamo. Un bambino vede su un tavolino un vaso di fiori appoggiato su una tovaglietta. Gli piacciono i fiori, li vuole prendere. Tira la tovaglietta e il vaso cade. Il bambino prende paura, piange. Sa di aver fatto qualcosa che non va. Arriva la mamma, lo sgrida. Il bambino SA di aver sbagliato, ma credeva di farcela a prenderli senza far cadere tutto. Il bambino si sente in colpa, mortificato.
Un bambino vede lo stesso vaso di fiori, ma questa volta vuole farlo cadere per combinare un pasticcio. Questo comportamento è l'unico da riprendere, senza cattiveria, perchè è l'unico caso in cui ci troviamo di fronte a un bambino consapevole di quello che ha fatto e delle conseguenze che avrebbe avuto la sua azione.
Se queste due condizioni mancano, non ha senso riprendere il bambino.
Personalmente, sono contro le punizioni e le urla ai bambini, ma essere fermi e sottolineare alcuni comportamenti, mettere dei limiti e dei paletti, questo è sano.
In ogni caso, un errore si può fare, è giusto, è normale, è sano. Anzi, a volta è un'opportunità. E di questo parla il libro che vi presento oggi "Sbagliare si può". Mostra, con semplicità e allegria come ogni piccolo sbaglio possa diventare per il bambino occasione di divertimento, di crescita, di maturazione, di gioco, di insegnamento!
Buona lettura, amici!
"Non importa se ora non te la senti, arriverà il momento giusto anche per te!
Non importa se sei maldestro, potresti inventare un modo diverso di fare le cose!"
("Sbagliare si può", Parr, 2015, Mondadori Electa, Milano)
