giovedì 16 giugno 2016

"Sbagliare si può": Impariamo a sbagliare!

Sbagliare, fare un pasticcio, commettere errori, combinare piccoli o grandi disastri. Capita a tutti, e più di una volta.

Solo che con i bambini a volte si tende ad avere un atteggiamento che fatica a perdonare l'errore.
"Guarda cos'hai combinato!"
"Te l'avevo detto che non dovevi fare così!" 
"E adesso come facciamo a sistemare questo disastro?"
Sono frasi che purtroppo i bambini si sentono ripetere spesso. 
Se da una parte sono d'accordo sull'importanza di insegnare ai bambini a comportarsi bene, a non rompere le cose, a fare tutto per bene, dall'altra credo che sbagliare sia un sacrosanto diritto. Soprattutto da parte di una creaturina che mette un incredibile impegno in quello che fa, e che sta ancora imparando a capire, a muoversi nel mondo.

E' quindi giusto accompagnare il bambino affinchè impari il più possibile, ed è giusto far notare a un bambino le conseguenze delle sue azioni, così che possa imparare che ogni gesto, ogni parola ha dei risvolti, non sempre piacevoli.
Ma da questo, a colpevolizzare un bambino perchè sbaglia, e fargli pesare i suoi errori, ne passa.

I casi sono due: o un bambino NON SAPEVA che fare una determinata azione era sbagliato, oppure lo sapeva.

Se non lo sapeva, che senso ha arrabbiarsi? E' colpa dell'adulto che ha lasciato senza supervisione il bambino in una situazione a lui sconosciuta. Mancanza di responsibilità dell'adulto. Il bambino, non conoscendo le conseguenze del suo comportamento, non ha colpe. Tutto quello che lui vede è un adulto che si arrabbia con lui SENZA CHE LUI NE CAPISCA IL MOTIVO. SENZA CAPIRE COSA HA FATTO DI TANTO BRUTTO DA MERITARSI QUEL COMPORTAMENTO. 
La gravità di far provare tale stato d'animo al bimbo deriva da sè.

Quello da fare è invece SPIEGARE al bambino cosa ha fatto, e cosa ha prodotto la sua azione. Il bambino capirà.

Se lo sapeva, bisogna fargli notare che un errore, una volta, si può commettere. Quello che va valutato non è tanto il fatto in sè, ma l'intenzione che ci sta dietro.

Immaginiamo. Un bambino vede su un tavolino un vaso di fiori appoggiato su una tovaglietta. Gli piacciono i fiori, li vuole prendere. Tira la tovaglietta e il vaso cade. Il bambino prende paura, piange. Sa di aver fatto qualcosa che non va. Arriva la mamma, lo sgrida. Il bambino SA di aver sbagliato, ma credeva di farcela a prenderli senza far cadere tutto. Il bambino si sente in colpa, mortificato.

Un bambino vede lo stesso vaso di fiori, ma questa volta vuole farlo cadere per combinare un pasticcio. Questo comportamento è l'unico da riprendere, senza cattiveria, perchè è l'unico caso in cui ci troviamo di fronte a un bambino consapevole di quello che ha fatto e delle conseguenze che avrebbe avuto la sua azione. 
Se queste due condizioni mancano, non ha senso riprendere il bambino.

Personalmente, sono contro le punizioni e le urla ai bambini, ma essere fermi e sottolineare alcuni comportamenti, mettere dei limiti e dei paletti, questo è sano.

In ogni caso, un errore si può fare, è giusto, è normale, è sano. Anzi, a volta è un'opportunità. E di questo parla il libro che vi presento oggi "Sbagliare si può". Mostra, con semplicità e allegria come ogni piccolo sbaglio possa diventare per il bambino occasione di divertimento, di crescita, di maturazione, di gioco, di insegnamento!

Buona lettura, amici!



"Non importa se ora non te la senti, arriverà il momento giusto anche per te!
Non importa se sei maldestro, potresti inventare un modo diverso di fare le cose!"

("Sbagliare si può", Parr, 2015, Mondadori Electa, Milano)

martedì 14 giugno 2016

A più tardi!

Buongiorno amici!

Oggi vi lascio un post breve, sono super impegnata con gli esami purtroppo, ma ci tengo a segnalarvi un altro libretto, a mio parere, dolcissimo e utile.

Vi ho già parlato un po' del tema del distacco mamma-bambino al nido, e vi ho già proposto un libretto a cui dare un'occhiata.

Oggi ve ne presento un altro, trovato sempre curiosando in biblioteca.

Si intitola "A più tardi", scritto da Jeanne Ashbè, una logopedista belga con un'incredibile sensibilità per l'infanzia. 

Il suo libro presenta con molto tatto e tenerezza la giornata al nido di due bimbi: Milo, il più piccolino, e Anna, un po' più grandina. Entrambi accompagnati all'asilo dai genitori, sono da questi ultimi rassicurati riguardo al loro ritorno.

Il messaggio, importantissimo per i bambini, è sempre lo stesso: divertiti e gioca più che puoi piccolino, la mamma e il papà vanno a lavoro e poi tornano a prenderti!

E' fondamentale per i bambini che frequentano il nido, ma anche per quelli che frequentano già la scuola dell'infanzia, imparare a capire un po' alla volta che i genitori non li stanno abbandonando al nido, ma che quando si allontano, è sempre per tornare, poi, da loro.

Solo interiorizzando questa certezza i bambini potranno vivere serenamente il distacco e il tempo trascorso al nido. E' un processo che non deve essere dato per scontato, a volte lungo, a volte faticoso, ma altrettanto sano e necessario per una crescita equilibrata.

Il bambino deve imparare a fidarsi dell'adulto, tanto dei genitori quanto delle educatrici e deve riuscire a "credere" che mamma e papà torneranno sempre a prenderli. La separazione comporta uno stato di angoscia nel bambino: i bambini vivono di stati emozionali assoluti, cioè totalizzanti. Se sono disperati, faticano a razionalizzare e a vedere un "dopo" in cui l'angoscia sarà sparita. Se sono tristi, vivono la tristezza come se durasse per sempre. Se la mamma se ne va, se n'è andata per sempre. Per questo aspetto caratteristico della loro percezione delle sensazioni, è importantissimo che il bambino acquisisca la routine allontanamento-ricongiungimento e la fiducia negli adulti. Ma questo processo non è automatico, va aiutato, incoraggiato.
Leggere di frequente libretti che parlano di questo tema può aiutare il bambino a interiorizzare e capire tali meccanismi. 

Per questo volevo farvi conoscere anche questo libro, è molto semplice e dolce, perfetto anche per i più piccolini! 

Ve lo consiglio con il cuore, spero che lo troverete bello come l'ho trovato io, e che magari vi possa aiutare un pochino!

Un abbraccio,
Silvia

mercoledì 9 marzo 2016

Chi sono io?

Buongiorno a tutti!
Stamattina ero in biblioteca a studiare, e, tra una pausa e l'altra, giravo e sfogliavo vari libri e libretti nella sezione dedicata all'infanzia.
Vorrei condividere con voi i risultati di questa mia piccola e divertente ricerca.
Il primo libro che ha catturato la mia attenzione è piccolo, quadrato, sottile e porta sulla copertina un disegno colorato, in cui una bambina e la sua mamma si guardano sorridendo, circondate da vari oggetti curiosi (une lente d'ingrandimento, un libro, una fetta di torta, una civetta...)
Il libro, scritto da Marianne Valentine e da Philip Giordano, si intitola "Mamma, chi sono io?"
E' un dolcissimo libretto in cui una bambina piccola vede se stessa riflessa in molte superfici: un cucchiaio, un forno, uno specchio, una finestra, un rubinetto, gli occhi della mamma.
Ogni volta resta incantata da quel visino che la guarda sorridendo e, curiosa, chiede alla mamma, e si chiede, chi sia quella bambina.
Si da mille risposte diverse, è forse una cuoca, un'artista, una pittrice, una maestra, una scrittrice, una ballerina, un'esploratrice, una scalatrice?
Ma la mamma non risponde e, sorridendo, lascia che la sua piccola viaggi lontano con la fantasia, fino al momento della nanna.
Per far dormire la sua bambina, la mamma le canta una dolce ninna nanna, che suona

"Brilla brilla lucente stellina, 
sei ogni cosa che dici che sei,
sei la mia cara splendente bambina, 
sei la mia vita, il mio sole e la mia luna

brilla brilla lucente stellina,
tu sei già tutto quello che sei,
sei ogni cosa che dici che sei"

("Mamma, chi sono io?" M. Valentine, P. Giordano, Zoolibri, Reggio Emilia, 2008)

Ho trovato queste parole di una dolcezza infinita.
Credo che i bambini abbiano in loro una scintilla che li trasforma in tutto quello che desiderano, e questa loro incredibile fantasia va incoraggiata e fatta crescere, perchè un bambino che è libero di essere quello che vuole sarà un adulto felice di quello che è diventato.
Assecondare ogni gioco, ogni inclinazione, ogni desiderio del bambino di esplorare, provare, mettersi alla prova, creare, risulta un enorme stimolo a viaggiare dentro se stesso e a capire chi egli sia, cosa gli piace, cosa desidera, in cosa è bravo.
Il bambino va guardato con ammirazione e rispetto, perchè diventare grandi è una sfida difficile e mai finita.

martedì 26 gennaio 2016

L'albero (e il bambino)

Ciao a tutti!
Oggi vi presento un libro di cui mi sono perdutamente innamorata!
Si intitola "L'albero".
Un titolo semplice, diretto, "da bambini".
E' un libro grande, grande come quelli dei grandi, ed è tutto verde. Verde lo sfondo, verde il tronco e le foglie dell'albero, verde l'erba e verde persino la maglietta del bimbo che c'è raffigurato.
Mi ha incuriosita tantissimo subito.

Allora l'ho comprato. E l'ho letto.

E' stato scritto da Shel Silverstein, un genio rivoluzionario e anticonformista che è vissuto in America nel secolo scorso.

Di cosa parla?
Parla di un albero.
Un albero qualsiasi.
Un giorno l'albero conosce un bambino, e diventano amici.
Allora non è più un albero qualsiasi, è un albero felice.
Perchè ha un amico nel bambino.
I due giocano, tanto, giocano sempre. E l'albero è felice.
L'albero regala i suoi frutti al bimbo, lo protegge dal sole, lo fa giocare con le sue foglie e le sue fronde.
Ma il bambino, pian piano, diventa un ragazzo, poi un uomo.
Ha bisogni diversi ora, non ha più il tempo, la voglia e la forza di giocare. E chiede tutto quello che gli serve per essere felice all'albero.
Ora gli chiede i suoi frutti, ora i suoi rami, ora il suo tronco.
E l'albero, immutato nell'amore per il bambino, gli da tutto, tutto quello che chiede, tutto quello che ha.
E l'albero è felice.
L'uomo trascura l'albero per anni e anni, torna solo per chiedere un qualcosa in più, e non rivolge altre parole o altri gesti d'amore all'albero.
Ma l'albero, quando lo vede, è felice.
E' felice di aiutarlo.

Passano gli anni, del vecchio albero rimane solo un ceppo e il bambino è ora un vecchio.
Al termine della sua vita, il vecchio ha avuto tutto, ha visto tutto, ha fatto tutto.
Ora vuole solo sedersi e riposarsi.
E l'albero invita il suo vecchio amico a sedersi su di lui.
E l'albero, per l'ultima volta, torna ad essere felice.


Non so dirvi quanto mi sono emozionata e commossa leggendo questo libro.
E' di una semplicità e di una profondità da far venire i brividi.

Lo consiglio e lo consiglierò sempre a tutti tutti quelli che conosco.
Perchè non si è mai troppo piccoli per imparare l'amore incondizionato e non si è mai troppo grandi per sentirselo ricordare un po'.

I temi del tempo che passa, dell'amore che resta, dell'amicizia che non muore, e del mettere sempre la felicità dell'altro davanti alla propria affiorano da questo libro con una semplicità dolcissima.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di questo libro!!
I bambini hanno BISOGNO di sentirsi raccontare l'amore, quello vero, quello che la mamma prova per i suoi bambini, quello che fa sorridere e stare bene perchè l'altro sorride e sta bene.

I grandi hanno BISOGNO di ricordarsi come amare davvero, come mettere l'altro al primo posto, come fare della propria vita un capolavoro d'amore puro.

Questo libro deve essere una guida per tutte le nostre azioni. Dovremmo sempre chiederci: quello che sto facendo, il mio comportamento, quello che sto dicendo, sta rendendo qualcuno felice?
O sta soddisfando un mio capriccio, sta ferendo qualcuno?
Stiamo mettendo le altre persone al primo posto? quelli che amiamo?
Siamo attenti a spendere solo parole buone, gesti d'affetto?
Stiamo evitando le cattiverie, le brutte azioni, le parole che feriscono?


Io mi sono commossa davvero con questo libro. Mi ha fatta riflettere, mettere in discussione me stessa.
Come possiamo prentendere di crescere bambini che sanno amare se noi spesso ci dimentichiamo come si fa?
Come possiamo riporre in loro la speranza che creino un mondo migliore se non gli diamo gli strumenti e gli esempi con cui farlo?

Se volete fare una cosa bella, leggete questo libro.
E reimparate ad amare.
Amate come ama un bambino, amate come ama un albero.

venerdì 22 gennaio 2016

"GUIZZINO", insieme si può vincere!

Ciao a tutti!

Vi ho già parlato brevemente di Leo Lionni, che è stato un artista poliedrico, piccore grafico, scultore e grande autore e illustratore di libri per l'infanzia.

Vi ho già presentato di "Pezzettino", uno dei suoi incredibili libri, e oggi vorrei farvi conoscere, per chi già non lo conoscesse, "Guizzino".

Ecco la sua storia.

"In un angolo lontano del mare,
viveva una famiglia di pesciolini rossi.
Solo uno era nero come una cozza.
Nuotava più veloce degli altri.
Si chiamava Guizzino.

Un brutto giorno un grosso tonno,
feroce e molto affamato apparve tra le onde.
In un solo boccone ingoiò tutti i pesciolini rossi.
Solo Guizzino riuscì a fuggire.

Nuotò lontano. Era spaventato. Si sentì solo e molto triste.

Ma il mare era pieno di sorprese e a poco a poco 
nuotando fra una meraviglia e l'altra, 
Guizzino tornò a essere felice..."

(Leo Lionni, "Guizzino", Babalibri, Milano, 2015)


Guizzino vede mille sfumature e mille abitanti del mare, finchè trova una famiglia di pesciolini rossi, come era la sua! Guizzino si unisce a loro e li invita a venire a vedere il mondo con lui, perchè è immenso e pieno di bellezza.
Ma i pesciolini, spaventati, rifiutano, dicendo che il mare è anche pieno di pericoli per loro che sono così piccoli.

E Guizzino risponde così:

"Ma non si può vivere così nella paura, bisogna pur inventare qualcosa."

(Leo Lionni, "Guizzino", Babalibri, Milano, 2015)

Pensa e pensa, e trova una soluzione!

Da quel momento in poi i pesciolini rossi avrebbero nuotato tutti vicini, stretti stretti a formare un enorme pesce, più grande e più forte di tutti i pesci del mare!
Guizzino e i suoi amici possono così nuotare felici e essere parte del mondo, senza più avere paura.

Questo delicato libretto insegna ai bambini, e agli adulti, che la paura in questo mondo non può vincere. Che unirsi e lavorare insieme contro il male porta a vincere. Che i sogni non vanno rinchiusi in un cassetto, ma che questa vita va vissuta senza paura, perchè ci sono luoghi da vedere e persone da incontrare, e tutto questo vale la pena.

Non posso che consigliarvi di leggere e rileggere questo libro, per voi e per i vostri bambini, ogni giorno che ne avrete bisogno.

domenica 3 gennaio 2016

La separazione dai genitori: un libretto per affrontare il distacco!

Il momento del distacco tra un bambino e i suoi genitori si presenta sempre come un passaggio delicato e molto spesso traumatico.
Partendo dal presupposto che un graduale allontanamento tra genitori e bambino è fisiologico (la mamma deve tornare al lavoro prima o poi!), necessario e indispensabile per una crescita corretta, va detto che nonostante ciò, quando questo deve avvenire si riscontrano momenti di tensione e di paura sia da parte del bambino che da parte dei genitori.
Tutto ciò è normale.
Ma conoscendo più approfonditamente le dinamiche di questo momento così delicato, è possibile arginare l'ansia del genitore e quella del bambino.
Uno dei problemi più frequenti per i genitori che lasciano il bambino è il senso di colpa: vedono il bambino soffrirne e si auto etichettano come cattivi genitori. 
Compito di un'educatrice quando una famiglia entra al nido è ridimensionare questo timore: un distacco, graduale e limitato, tra bambino e genitore aiuta il bambino ad essere parte di ambienti sempre più estesi (oltre alla casa, alla scuola), crea nuove relazioni affettive, di amicizia e di fiducia (bambino- altri bambini, bambino- educatrici) e favorisce una maggiore sicurezza in se stesso da parte del bambino e una progressiva conquista di autonomia.
Nonostante questo, un bambino su due tenda a soffrire per questa prolungata assenza della mamma e del papà. 
Una volta creato un clima di dialogo e fiducia tra genitori e famiglia, è dunque necessario fare tutto ciò che è in nostro potere per rendere questo passaggio il meno doloroso possibile per il bambino.

Ecco qui qualche accorgimento per voi!

La prima cosa è che la mamma e il papà si fidino delle persone a cui stanno affidando il loro bambino. Solo così può crearsi un clima disteso che necessariamente il bambino percepirà, rilassandosi a sua volta, in quanto un bambino si fida ciecamente dei suoi genitori.

Il secondo passo è quello di strutturare con l'educatrice di riferimento una "scaletta" in cui di definiscono tempi e modi dell'ambientamento: quasi sempre i nidi hanno dei percorsi già definiti, ma sempre flessibili in base alle necessità del bambino e dei genitori, e all'andamento del distacco.
Si potrà per esempio iniziare con qualche giorno di presenza al nido della mamma e del bambino in compagnia dell'educatrice, in modo che il passaggio sia lento e graduale. Poi il bambino trascorrerà qualche ora da solo con l'educatrice al nido, e la mamma dovrà però essere reperibile velocemente. Si aggiungerà poi il momento del pranzo, che il bambino andrà a condividere con i suoi compagni, per arrivare eventualmente al tempo pieno comprendendo anche la nanna, in base ai desideri e alle necessità della famiglia.
Il tutto si dovrà svolgere in tempi rilassati, che possono andare dai dieci giorni alle due settimane, ma secondo un respiro flessibile che potrà allungarsi o restringersi in base ai bisogni del piccolo.

Per il resto, ci sono molte piccole abitudini che si possono inserire nella vita del bambino, di cui ho già parlato in un mio post precedente.

Quello che ci tengo a condividere con voi oggi, è un piccolo libro che ho trovato in libreria, intitolato "I TRE PICCOLI GUFI", di Waddell e Benson.


Questo libretto è considerato un capolavoro della letteratura per l'infanzia ed è annoverato tra i classici.
Racconta, con toni dolci, un'esperienza vissuta da tre fratelli gufetti, che si svegliano una notte e si accorgono che la loro mamma non c'è più.
I piccoli sono spaventati, e reagiscono a questo fatto in modi molto differenti: due di loro, più ottimisti, cercano spiegazioni per l'assenza della mamma e si spalleggiano, incoraggiandosi a vicenda, e se uno di loro sembra cedere allo sconforto, viene rassicurato dal fratello. Il terzo gufetto invece, spaventato, non vuole sentire ragioni e piange e si lamenta dicendo solamente "voglio la mamma!".

Dopo qualche ora però la mamma torna, e stupita dalle reazioni dei suoi cuccioli, li stringe forti e dice loro "lo sapevate che sarei tornata!",

Questa breve e dolce storia è un bellissimo strumento per rivivere emozioni profonde e spesso inconsce presenti nei bambini, come la paura dell'abbandono, che si manifesta prepotentemente nel momento dell'ambientamento al nido.
Non solo, appaiono qui anche temi come la solidarietà tra i piccoli, fratelli o compagni di asilo, che aiutano i bimbi a crescere prendendo fiducia negli altri, creando legami di amicizia sempre più saldi e dimostrando al bambino che pian piano può imparare a stare in piedi anche da solo, appoggiandosi di volta in volta non solo alla mamma, ma anche alla nonna, agli zii, alle educatrici e agli amici!

Per concludere, consiglio a tutte le mamme in primis, e a tutte le educatrici poi, di usare questo libretto per rassicurare i bambini sul fatto che "LA MAMMA TORNA SEMPRE", che il tempo che trascorrono al nido è un'occasione di gioco, di incontro, di condivisione, che non deve scegliere tra la casa e il nido, ma che le due realtà coesistono e l'una non toglie nulla all'altra, ma si arricchiscono a vicenda, aiutando il bambino a prendere sempre più fiducia in se stesso e negli altri, aiutando il bambino a crescere.