lunedì 12 ottobre 2015

Le parole magiche!

Quanto spesso noi adulti ci mostriamo ingrati, scontrosi, arroganti, maleducati?
Molte più volte di quelle che ci piace ammettere.

I bambini sono come piccole spugne, assorbono tutto quello con cui entrano in contatto. Ricordando questo, sta dunque a noi vigilare e decidere che cosa è giusto e sano che i piccoli incontrino, vedano, sentano.

I bambini infatti ricordano, capiscono, sentono, vedono molto più di quello che noi pensiamo. Una parola sgarbata, un gesto maleducato, sono piccole cose con cui i bambini purtroppo convivono e da cui sono segnati. Imparano ad abituarsi che la maleducazione è normale.

Terribile!

Il nostro compito, come genitori, zii, nonni, educatori è quello di educare correttamente un bambino ad un comportamento civile, gentile, premuroso.
Insegnare ad un bambino ad essere gentile e grato non è difficile, ma fa una grande differenza.
Non è difficile ma ci vuole impegno e buona volontà.
Un bambino che è circondato da parole dolci, gesti delicati, buona educazione, si nutrirà di dolcezza e bontà e crescerà in esse, e sarà un adulto diverso, migliore.
Purtroppo, è soprattutto da piccoli che queste cose si possono davvero interiorizzare.
Un nostro, delicatissimo compito, è quello di dare il buon esempio ai piccoli, perchè loro crescano vedendo che è normale essere gentili, altruisti e generosi.

E' forse uno dei compiti più importanti verso le nuove generazioni.

Come fare?
Dire di essere un buon esempio è semplice, difficile è metterlo in pratica tutti i giorni.

Oggi voglio parlarvi proprio di un libretto dolce e simpatico che parla di questo.

Scritto per i bambini, con un linguaggio adatto ai più piccoli, insegna loro a "comportarsi bene" con gli altri.
"le sei storie delle paroline magiche" è un libretto che può accompagnare il gioco di molti bambini.



Contiene sei affascinanti storielle di sei importanti parole che molto spesso i bambini sentono poco, e che quindi imparano poco a usare.

La prima parolina è "per piacere"...quanto più volentieri facciamo un favore a qualcuno se questa parola accompagna la richiesta?
"Grazie!" è la seconda parola che incontriamo..che bel modo di far sorridere qualcuno! 
Fate scoprire ai bambini come cambiano le persone se siamo capaci di mostrarsi grati!
"Scusa" non può mancare..tutti sbagliamo, riconoscerlo e dimostrarlo è fondamentale. 
Crescere arroganti è un rischio che corrono molti bambini, se non imparano a chiedere scusa.
Purtroppo, molto spesso fanno fatica a impararlo da noi adulti.
"Pazienza!" è la parola magica per andare avanti...non tutto va come vorremmo, spesso non possiamo avere tutto e subito...avere la forza d'animo di non lasciarsi abbattere e di accettare la vita è fondamentale!
"Ti voglio bene" è la formula magica per tantissime magie..proviamo a dirlo più spesso, e vedremo dei prodigi.
"Ciao!" per salutare qualcuno che arriva o che va, mostra un piccolo segno di gentilezza che farà sempre sorridere!

Buona lettura e buona vita a tutti..e chissà mai che insegnando ai bambini queste piccole grandi verità, non impariamo qualcosa anche noi.

Silvia

sabato 10 ottobre 2015

L'ambientamento

Con "ambientamento" si intende quel periodo (dalla durata variabile, sulla base dell'organizzazione di un dato nido e delle risposte del bambino) in cui un bambino dall'età compresa dai 3 mesi ai 3 anni entra in contatto con la realtà dell'asilo nido.
E' un momento molto delicato per tutti: si basa infatti sull'instaurarsi di una relazione di fiducia tra le educatrici, i genitori e il bambino. Come ogni evento che concerne relazioni umane, anche l'ambientamento ha caratteristiche e tempistiche differenti.
Ogni bambino è diverso, ha i suoi tempi, i suoi bisogni, le sue paure, il suo carattere, così come ogni genitore, e ogni educatrice.
Per questo non esistono "ricette" preconfezionate per portare avanti un ambientamento. L'educatrice possiede delle linee guida, dettate dagli studi e dall'esperienza, ma deve anche essere in grado di riadattarle ad ogni nuovo inserimento. Come ogni aspetto del lavoro dell'educatore, anche l'ambientamento deve possedere innanzitutto il carattere della flessibilità: adattare i tempi, le pratiche, le routine alla famiglia che andiamo ad accogliere risulta indispensabile.
Ciò che deve essere tenuto presente è che il bambino, per la prima volta, si separa dalla famiglia, e questo porta inevitabilmente difficoltà, paure, dolori, variabili da bambino a bambino.
Non solo, molto spesso i genitori si sentono in colpa a lasciare il loro bambino, a vederlo stare male, si sentono impotenti di fronte al dolore del loro piccolo, soprattutto se lasciarlo al nido è per loro una necessità dettata dal lavoro.
Il primo consiglio che ho per voi è dunque quello di informarvi il più possibile su questo passaggio: esistono, e sono indispensabili, colloqui individuali con l'educatrice di riferimento per l'ambientamento.
In queste occasioni il genitore potrà rivolgerle tutte le domande, i dubbi, le perplessità, le paure che lo affliggono. Più domande pone, meglio è.
Conoscendo tutte le sfaccettature, le possibili reazioni del bambino, sarà più tranquillo quando riscontrerà nel suo bambino determinate reazioni.
Inoltre, aprirsi con l'educatrice aiuterà a creare quella relazione di fiducia che è indispensabile per un dialogo aperto e tranquillo tra scuola e famiglia.
Da qui, il mio secondo consiglio: il rapporto tra genitori ed educatrice è importante che sia sincero e diretto fin da subito.
Da parte del genitore, è deleterio nascondere paure o domande per imbarazzo o orgoglio, così come "critiche" (purchè gentili e costruttive) nei confronti dell'educatrice. Far crescere infatti risentimento nei confronti dell'educatrice perchè si crede che sbagli in qualcosa, non porta a risolvere il problema. Affidare il nostro bambino a qualcuno è sempre difficile, per questo è necessario parlare liberamente dei problemi per creare un rapporto tranquillo e di fiducia.
Da parte dell'educatrice poi, è estremamente sbagliato mettere pressione ai genitori perchè il bambino ha tempi magari lunghi per affrontare il distacco, così come mostrarsi infastidita dalle domande insistenti, dai dubbi o dalle critiche dei genitori. Deve capire che lasciare il proprio bambino è difficile, e dev'essere quindi a completa disposizione dei genitori per qualunque cosa abbiano bisogno.
Il fine, ancora prima che l'ambientamento vero e proprio cominci, è quello di creare una relazione di fiducia tra famiglia e scuola, così che il bambino si inserisca in una realtà già solida e collegata, in cui si senta bene e tranquillo. 
Una volta che educatrice e genitori si sono conosciuti e si sono scambiati tutte le informazioni necessarie, è il momento di far entrare il bambino al nido.
Si comincia con poche ore al giorno, in cui i genitori restano con il bambino e con l'educatrice all'interno del nido. Lo scopo è quello di far conoscere al bambino il luogo e l'educatrice. Il bambino sarà tranquillo a muoversi nello spazio se ha vicino i suoi genitori!
E poco alla volta, imparerà a conoscere e a fidarsi dell'educatrice.
Dopo qualche giorno passato in questo modo, i genitori lasceranno per qualche ore il bambino da solo con l'educatrice.
I tempi si allungheranno fino a che il bambino sarà tranquillo a stare al nido fino al pranzo, e a seconda della volontà del genitore, fino alla nanna.

Un altro consiglio è quello di non far pesare i tempi nè al bambino nè alla famiglia. 
Un bambino percepisce il fastidio e la rabbia dell'educatrice al suo pianto, ai suoi capricci e al suo dolore. Ella deve mostrarsi disponibile, dolce, deve ascoltare e capire il bambino, senza mostrare risentimento se il piccolo non reagisce come lei si aspetta, o se impiega più tempo del previsto.
Ogni bambino è diverso, e rispettarne i bisogni è un dovere.
I genitori poi si sentiranno giudicati come incapaci se l'educatrice assumerà un atteggiamento di critica più o meno velata nei confronti loro o del loro bambino. Inoltre si sentiranno sempre meno tranquilli a lasciare il loro bambino con lei.

Solitamente l'ambientamento (cioè l'ingresso del bambino al nido, dalle poche ore in presenza del genitore, al tempo pieno senza di esso) dura un tempo variabile dai 10 giorni alle due settimane: non è raro però trovare inserimenti che durano anche tre o quattro settimane a seconda dei bisogni del bambino!

Per concludere, tutto quello che ho scritto finora è indispensabile per far entrare il piccolo nel suo nuovo mondo nel modo più tranquillo possibile.
Se non dovesse bastare, ecco altri piccoli consigli per voi!

  • create una piccola routine, un piccolo rituale: mamme e papà, "preparate" il vostro bambino ogni giorno con una piccola abitudine che gli dia tranquillità e sicurezza prima di portarlo al nido. Cantate, per esempio, una stessa canzone nel tragitto da casa al nido. Oppure, fate colazione insieme guardando una puntata di un cartone, e finito questo, si parte!
  • lasciate che si porti al nido un oggetto affettivamente importante per lui: se il bambino vuole portarsi al nido la sua bambola, la sua coperta, o un suo giocattolo non sta facendo i capricci, sta cercando di portare con sè un pezzo di casa...un pezzetto di mamma e di papà! Gli darà tranquillità e sicurezza, lo farà sentire ascoltato e capito..perchè non farlo? Assolutamente vietato dirgli di no! Quando non ne avrà più bisogno sarà lui a lasciarlo a casa.
  • non considerate il vostro bambino un incompetente. Non è troppo piccolo, non è vero che non capisce. Preparate il vostro bambino a quello che succederà prima dell'ambientamento vero e proprio. Ogni giorno, parlategli. Parlategli tanto di quello che succederà. Ditegli che entrerà in questo nuovo mondo, come, con che tempi, con chi. Spiegategli tutto più volte, con gioia e entusiasmo, vedrete che non solo capirà, ma di riflesso sarà entusiasta anche lui!
  • Leggete, e leggetegli, libretti sul tema. Il libretto che vi ho consigliato nel post precedente è un ottimo e prezioso esempio. Altri titoli potete trovarli chiedendo all'educatrice. Saprà consigliarvi al meglio!
E in ultimo, ascoltate i vostri bambini. Parlate con loro, capite i loro problemi, sorridete alle loro scoperte e alle loro gioie, partecipate ai loro dolori. Li aiuterete a crescere appagati, considerati, riusciranno a entrare in contatto con le loro emozioni, ad accettarle e ad affrontarle se lo farete voi per primi.
Buona fortuna a tutti!

Silvia

mercoledì 30 settembre 2015

"Anch'io vado a scuola!"

Ciao a tutti!
Giusto domani inizierò il mio tirocinio presso un asilo nido. Sarà un'esperienza estremamente formativa sia in quanto educatrice sia come persona. Qualche giorno fa, parlando con le educatrici del nido dove andrò, mi è stato detto che questi che verranno saranno giorni impegnativi, perchè i bambini hanno ricominciato l'asilo da poco, e serve loro tempo per riabituarsi alla vita fuori casa.
Ma ancora di più, saranno impegnativi a causa degli inserimenti che poco alla volta vengono fatti.
Durante l'ambientamento infatti i bambini (singolarmente o a piccoli gruppi) vengono accolti all'asilo nido, che frequentano per la prima volta.
Da qui mi è venuta l'idea di parlarvi dell'ambientamento, in quanto rappresenta uno dei momenti più delicati nella vita di un bimbo, perchè per la prima volta si allontana dal mondo della sua casa, dai suoi genitori e dalla sua quotidianità familiare.

Durante i miei studi, ho avuto la fortuna di imbattermi nell'albo illustrato "Anch'io vado a scuola", corredato dal quaderno pedagogico "Un tempo per incontrarsi".
Questi due libretti si sono rivelati strumenti preziosissimi e perfetti sia per me in quanto educatrice, sia come proposta di lettura da consigliare ai genitori dei bimbi che affrontano l'ambientamento, o da presentare all'asilo ai bambini per capire, lavorare e giocare su questo tema.
E' un vademecum che mi sento di consigliare ad ogni educatrice, che dovrebbe averlo e tenerlo lì, ben presente nella sua libreria e nella sua mente, che la accompagni ogni anno con i nuovi bambini e i nuovi genitori.

L'albo illustrato "Anch'io vado a scuola" è un bellissimo e dolce libretto che affronta proprio il tema del distacco da casa dal punto di vista del bambino.
Tenere illustrazioni accompagnano visivamente il bambino e il genitore nella lettura ed esprimono chiaramente gli stati d'animo, le paure, le situazioni e i pensieri dei bambini in questo periodo così delicato.
Nel libretto troviamo un bambino che in prima persona racconta il suo primo ingresso al nido.




Il piccolo ci racconta che è settembre e lui sa che come le vacanze finiscono, inizia la scuola.

E quest'anno inizia la scuola anche per lui. Sa di entrare nel mondo "dei grandi", come sua sorella prima di lui. E' emozionato, ma triste, perchè durante le vacanze poteva trascorrere molto tempo con la mamma e con il papà e invece adesso loro devono tornare al lavoro.

Il primo giorno va a scuola con la mamma e si trova in questo posto nuovo, grande, pieno di bambini, di maestre, di giochi e di colori. Ma la sua mamma è lì con lui, si diverte, è bello.
Il giorno dopo torna con papà, e il divertimento è assicurato.
Ma il giorno dopo ancora la mamma lo lascia, promettendogli che tornerà dopo pranzo a prenderlo.

La mamma se ne va, e il piccolo si sente subito triste, spaesato...le maestre se ne accorgono e giocano con lui a fare le facce. Ma il gioco non basta e il bambino va dalla maestra piangendo, gli mancano mamma e papà.
Allora la maestra prende un grande lenzuolo giallo e fa dondolare il piccolo avanti e indietro. Il gioco è tanto divertente che altri bambini lo raggiungono e giocano anche loro con lui! 
Il giorno dopo il piccolo non vuole tornare a scuola, ma ricordandosi del grande lenzuolo giallo sorride, e ci torna un po' più volentieri.
Ma non vorrebbe ancora lasciare la mamma. La mamma però gli promette che dopo pranzo tornerà a prenderlo anche oggi! Gli dice anche che la scuola è come il suo lavoro, che può imparare tante cose nuove e conoscere tanti amici da invitare a casa!
Ma mentre più tardi pranza, il bambino è ancora triste...vuole stare con mamma e papà!
Ma ecco che dopo pranzo, come gli aveva promesso, la mamma arriva!
Tornati a casa, il bambino un po' alla volta si accorge che adesso che va a scuola ha tante e tante cose da raccontare alla mamma e al papà e il tempo con loro è ancora più bello e divertente!



Questa dolce lettura spiega con un linguaggio dolce e molto semplice la difficoltà del percorso che un bambino, e con lui la sua famiglia, deve intraprendere quando entra nel mondo dell'asilo.
Un passaggio difficile, che porterà il piccolo a crescere nell'autonomia, nell'identità, nella forza e nelle capacità e che sarà sicuramente ricco di gioco, soddisfazione e divertimento, ma che comporta innegabilmente uno sforzo da parte delle educatrici e della famiglia, ma ancora di più da parte del bambino.
Il piccolo infatti, a volte anche senza capire il perchè, si ritrova in una nuova realtà, dove la mamma e il papà non sono più sempre lì per loro.
E se questo è di certo un passaggio fondamentale per una crescita corretta e sana, è anche però un momento difficile e delicato per il bambino.
Sminuire e non cogliere il dolore e le paure del bambino è quanto di più sbagliato si possa fare.
Il bambino va accompagnato gradualmente in questo passaggio tra mondi, va seguito, va soprattutto ascoltato.
Degradare il dolore di un bambino è sempre un male.
Dare valore ai suoi gesti, alle sue domande, alle sue difficoltà e alle sue paure può invece aiutarlo nella faticosa sfida che è il crescere.
Proprio a questo scopo si pone l'ambientamento, di cui parlerò diffusamente nel prossimo post, cercando di darvi, per quello che posso, consigli, punti di vista, suggerimenti per aiutare il vostro bambino a fare un altro passetto verso il diventare grande.

venerdì 11 settembre 2015

"Il pentolino di Antonino"

Buongiorno a tutti!
Oggi mi piacerebbe parlarvi di un libretto molto conosciuto e usato dalle educatrici nell'ambito della prima infanzia, ma che purtroppo spesso non si trova nella biblioteca di molti genitori.
"Il pentolino di Antonino" ("Le petite casserole d'Anatole") è stato pubblicato da Isabelle Carrier nel 2009, in Francia, ma ha ottenuto un notevole successo anche in molti paesi esteri.

E' un libro illustrato estremamente prezioso, che parla ai bambini in un linguaggio a loro vicino, del tema della resilienza.

In breve, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a un urto senza rompersi.
In psicologia questo termine è giunto a significare la capacità di un soggetto di affrontare un periodo difficile o un evento traumatico e di superarlo, senza incorrere in atteggiamenti devianti o pericolosi, ma anzi traendo da ciò forza, coraggio, sensibilità e un'identità più solida.

Tornando al nostro libro, Antonino è un bambino che trascina sempre dietro a sè un pentolino. Un giorno però questo pentolino gli cade sulla testa e Antonino non è più come gli altri.
E' un bambino pieno di vita e di qualità, ma spesso "la gente vede soltanto il pentolino che lui trascina dappertutto".
Questo pentolino è un vero e proprio peso: le persone guardano Antonino con diffidenza e stupore, e il povero bambino fatica a essere come gli altri.
Il pentolino si incastra ovunque, lo rallenta, e nessuno sembra accorgersi che Antonino deve faticare molto più degli altri per andare avanti.
Antonino è frustrato, piange e per disperazione arriva a comportarsi male, e viene sgridato. Stremato, non riuscendo a liberarsi o a gestire il pentolino, decide di nascondersi e di sparirci dentro. Le persone, a poco a poco, si dimenticano di Antonino.
Ma un giorno Antonino incontra una persona straordinaria, che gli confessa un segreto: ognuno ha il proprio pentolino, gli dice, bisogna solo imparare a conviverci.
Lei gli mostra il suo pentolino, per provargli questa verità, e insegna ad Antonino a riscoprire le sue qualità, le sue passioni, e addirittura ad usare il suo pentolino come strumento per superare le difficoltà.
Gli confeziona una piccola saccoccia per il suo pentolino, che ora non è più d'intralcio ad Antonino, e il piccolo torna a essere felice.
Il pentolino è sempre lì, e Antonino è sempre lo stesso.
Ha solo trovato qualcuno capace di comprenderlo e di aiutarlo ad accettare il suo personale "pentolino" e ad essere liberamente se stesso, facendo del suo bagaglio una forza e non un peso.
Rendendogli, in definitiva, il diritto di essere felice, così come ogni bambino dovrebbe essere.

domenica 23 agosto 2015

"Pezzettino "

Bentornati a tutti!
Oggi vorrei parlarvi di un libretto che ho recentemente trovato in libreria e da cui sono rimasta affascinata!
 E' un libro molto delicato, scritto da Leo Lionni e perfetto per i bambini più piccoli.
Questo libro, usato spesso dalle educatrici negli asili n
ido, è arricchito da bellissime e colorate illustrazioni, semplici e dolci, ottime per attirare l'interesse e catturare l'attenzione dei bimbi, e che si riveleranno di fondamentale importanza nell'aiutare i piccoli a seguire la storia che verrà letta loro.
Il libro racconta la storia di Pezzettino, questo piccolo quadrattino che si vedeva inutile e incompleto e che proprio per questo era convinto di essere il pezzetto mancante di qualcun altro. "Devo per forza essere parte di qualcosa di più bello, grande, completo di quanto sia io", pensava.
Pezzettino allora comincia la sua ricerca, chiedendo a tutti i suoi amici, grandi, forti, sicuri, se per caso gli mancasse un pezzettino, e se magari quel pezzetto potesse essere proprio lui. Ottiene però da tutti la stessa risposta "no, io sono perfetto e completo così". Sempre più scoraggiato e triste, Pezzettino continua il suo viaggio alla ricerca di se stesso e incontra un saggio, il quale gli consiglia sorridendo di andare nell'isola se vuole davvero scoprire chi egli sia. Arrivato nell'isola, Pezzettino scopre una meravigliosa, grande, liberatoria verità...

Questo libro, di una dolcezza toccante, sarà capace di catturare l'interesse dei bimbi più piccoli e darà ai genitori o alle educatrici la possibilità di toccare e di lavorare con i bambini su un tema importante e critico quale quello dell'identità personale. 
Ogni bambino è unico, originale e irripetibile, ma spesso il bambino sembra dimenticarlo, e questo lo fa sentire perso e inadeguato, come se "non fosse abbastanza" o "non fosse giusto".
Risulta estremamente importante invece che i piccoli lo tengano sempre a mente, e che su questa sicura certezza si sviluppi la loro crescita, fisica, emotiva e psicologica, in modo da poter diventare grandi senza farsi influenzare o senza sentirsi sulle spalle il peso delle aspettative, reali o percepite tali, degli altri. Ciò è spesso difficile anche per un adulto. Un bambino, per sua natura più fragile e influenzabile, incorre maggiormente in questo pericolo. E' spesso facile per loro sentirsi oppressi dal peso delle aspettative e dal confronto con il mondo esterno. I bambini hanno infatti spesso paura di deludere i genitori, i fratelli e le sorelle, i nonni, le educatrici e tutti coloro che credono in loro...e questa sensazione di "essere una delusione" li segna spesso in modo doloroso e indelebile.
Ancora, i bambini vivono in uno stato di perenne confronto con i coetanei. Se da una parte questo permette loro di creare relazioni con i pari e di sentirsi bene e accettati, può spesso capitare prima o poi, che un bambino nel corso della sua infanzia si senta diverso, inadeguato, emarginato. Ed è qui che il libro vuole insinuarsi nelle menti e nei cuori dei piccoli, lasciandoli questo bellissimo messaggio: siamo tutti diversi, ognuno in un modo irripetibilmente meraviglioso, ma siamo tutti perfetti e "completi"...la diversità è una ricchezza e non un ostacolo. 
La scoperta da parte di ciascuno dei propri punti di forza e delle proprie debolezze è parte della strada della costruzione della propria identità.
Questo processo è spesso lungo e faticoso, ma aiutare i bambini ad apprezzare se stessi per quello che sono, penso sia uno dei compiti più gravosi e più belli che ogni adulto ha il dovere, e il privilegio, di assumersi. 
Detto questo, non posso far altro che consigliare vivamente a tutti la lettura e la rilettura di questa piccola perla, che può rivelarsi un utile tassello per la crescita e lo sviluppo del bambino.

A presto,
Silvia 

lunedì 6 luglio 2015

BENVENUTI!

Ciao a tutti!
mi presento, sono Silvia, ho 21 anni e frequento il secondo anno del corso di laurea in Scienze dell'educazione e della formazione.
Ho scelto il curriculum "EPI" (educatrice della prima infanzia), che mi porterà un giorno a poter lavorare con i bambini più piccoli, negli asili nido.

Ho deciso di dedicare il mio blog alla letteratura per l'infanzia, in quanto posso così unire le mie grandi passioni, la lettura e i bambini.
Inoltre, coinvolgere e incuriosire i bambini attraverso la lettura, assume importanza per molteplici ragioni: in primo luogo, i libri stimolano la fantasia e stuzzicano l'immaginazione dei bambini, che sono qualità tanto peculiari quanto importanti e magiche per loro; poi, l'immensa vastità della lettura per l'infanzia offre una quantità pressoché illimitata di spunti, idee, attività e temi da proporre e su cui lavorare e giocare con i bimbi.
In terzo luogo, leggere arricchisce infinitamente il linguaggio e la produzione linguistica dei piccoli.

Infine, un bambino a cui la lettura è presentata come un universo magico da scoprire sarà molto probabilmente un adolescente e un adulto che ama leggere e come ci ricorda il grande Umberto Eco:"Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perchè la lettura è un'immortalità all'indietro".

Silvia